Perchè ho disattivato facebook

Era già un po’ che ci pensavo… O meglio, sono anni che piano piano si insinua in me la sempre più vivida sensazione, che le persone non sappiano più interagire alla “vecchia maniera”, che i rapporti personali molto spesso si riducano a qualche like e commenti banali conditi di emoticons.

Ho visto troppe persone che “dal vivo” o al telefono non riescono più a parlare di ciò che sentono, non sono più in grado di esprimere un pensiero o mantenere vivo un dialogo.
Persone che hanno perso il dono della condivisione reale, che discutono a colpi di pixel e si sentono al sicuro solo dietro ad uno schermo.

I social sono entrati nelle nostre vite senza fare rumore, piano piano, raccontandoci il bello della condivisione, l’interazione comoda, il comunicare facile attraverso faccine animate e pseudo- citazioni. Ci hanno mostrato come poter apparire più belli, più magri, come toglierci dieci anni di vita e qualsiasi imperfezione in pochi colpi di mouse, per cercare consensi che appagghino il nostro ego e spianino le nostre insicurezze.

Ogni social è una traccia indelebile della vita delle persone che chiunque può seguire, monitorare, controllare, una traccia che costruiamo noi stessi mostrando nel web solo un avatar immerso in un mondo sapientemente filtrato.
Chi più chi meno, nessuno è mai veramente se stesso nel web, essere sotto i riflettori h24 intimorisce e spaventa, è una sorta di spada dorata che pende sulla testa di ognuno e di cui si percepisce costantemente l’ombra sopra di noi.
Ed è cattivo… Il web è crudele e non ti risparmia nulla, come un grande fratello globale sguinzaglia i suoi proseliti per amplificare ogni polemica, per dar vita a voci e dicerie che poi diventano leggi e verità, che come nel gioco del telefono senza fili creano cordate di false convinzioni e alimentano l’odio e l’intolleranza.
Attraverso i suoi figli che chiamiamo social network, diventa il punto di riferimento del nostro vivere,  regalandoci, in cambio della nostra devozione, la beatitudine della pigrizia, le coccole dell’indolenza e una parvenza di conforto originata da quel pollice in sù che si spera di veder abbondare ogni volta che postiamo qualcosa .

Quand’è l’ultima volta che avete comprato una rivista? Quella in cui avete prenotato un treno o un aereo per andare a far visita ad un amico lontano? Quante volte al posto di leggere un libro siete rimasti ore a fissare lo schermo dello smartphone? Vi ricordate ancora l’odore del mare o quello dei fiori appena sbocciati in un bosco?

Ognuno è libero di perdersi in questa sorta di “Other life”, ho contribuito credo degnamente per 8 anni circa e ora credo sia venuto il momento di tornare alla realtà perchè in fondo mi sono resa conto che mi manca il piacere di un abbraccio, il passare nottate sveglia a chiaccherare, le parole scritte sui libri, le vibrazioni dei penne e pennelli su carta o tela, i messaggi lasciati attaccati al frigorifero con una calamita, il guardarmi intorno, lo scoprire che il mondo cambia con una velocità incredibile che puoi percepire solo se lo osservi attentamente. Mi manca la musica, i rumori, il silenzio, le ombre e la luce, l’emozione che puoi provare solo attraverso il contatto, la risata, tutte quelle cose che si sono perse navigando perennemente e senza meta nell’oceano del web.
Forse non sono mai stata particolarmente portata per la finzione scenica che richiedono i social o forse continuo a preferire la concretezza di un pensiero o di un’azione alle lusinghe virtuali.

Così ho disattivato facebook e probabilmente il caro Mark dovrà aspettare a lungo un mio ipotetico ritorno, resto su instagram per ora solo per il mio legame profondo e assoluto con la fotografia ma non è detto che non deciderò alla lunga di tornare a scattare con un’analogica…

Del resto ho vissuto per quasi 25 anni senza web e penso di poterne nuovamente fare a meno.

io

Nota a margine: Facebook mi ha avvertita che se disattivavo l’account sarei mancata a 183 amici… Scusami Mark se mi permetto di contraddire un “guru dell’amicizia” come te, di quei 183 “amici” a cui dovrei mancare, con i 10/12 che posso definire amici mi sento quasi tutti i giorni, pranziamo assieme, organizziamo aperitivi o cene, mangiamo la pizza seduti sul tappeto a casa mia davanti alla nostra serie TV preferita, ci troviamo la mattina davanti alla macchinetta del caffe’ o in terrazza a fumare una sigaretta e condividere le nostre giornate, i nostri dubbi, le nostre preoccupazioni, per ridere, scherzare e darci supporto; ricordano comunque il mio compleanno e gli eventi importanti, si preoccupano se sparisco o sono di malumore e mi cercano anche se non posto nulla sul faccialibro… Pertanto capisci che forse io e te abbiamo due concetti diversi di “rapporti personali”, nulla da dire sul tuo, ha permesso a tante persone di ritrovarsi e di tenersi in contatto ma purtroppo gli effetti collaterali sono la perdita di tutto ciò che di meraviglioso c’è nel reale pertanto mi spiace, preferisco il caldo, le zanzare e correre il rischio di affrontare le persone guardandole negli occhi, non credo comunque tu sentirai la mia mancanza.

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